Pas encore #20

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Jean vide il poliziotto parcheggiare la sua Citroën davanti al palazzo in cui viveva la donna e non gli sfuggì nemmeno lo sguardo che questi lanciò in direzione del suo balcone quando scese dall’auto: non avrebbe mai potuto accorgersi che lui, celato dietro il muro cinque piani più in alto, lo stava guardando, ma una strana sensazione allo stomaco gli fece comprendere che le cose non stavano andando come avrebbe voluto. E la cosa non gli piaceva.
Quello stramaledetto impiccione si era messo a frugare nella sua vita, questo lo sapeva dal fatto che aveva ricevuto diverse chiamate sul numero che aveva dato alla vicina, ed erano tutte da un utenza sconosciuta a cui era riuscito a risalire solo attraverso uno dei suoi contatti: corrispondeva a uno degli interni della stazione di polizia in cui operava.
Jean, lavorando sottotraccia, era riuscito anche a scoprire l’indirizzo di casa del brigadiere capo, ma gli era servito a ben poco, se non per sapere dove aveva passato tutto il precedente fine settimana la bella Amelie. Che si fosse solo illuso di avere ancora tempo, di godersi ancora qualche tempo di divertimento, guardando i due amanti senza che loro sapessero della sua presenza?
Qualche giorno prima, era andato nell’appartamento della donna per ricaricare le batterie delle microcamere, ma una delle inquiline del primo piano l’aveva visto, anche se non gli aveva detto nulla, a parte fargli un cenno del capo e lanciargli un’occhiata sospettosa.
Passato qualche minuto, lo smartphone vibrò, ma la notifica che c’era movimento nella camera da letto di Amelie era superfluo, visto che la finestra era aperta e non aveva nemmeno bisogno di usare il binocolo per comprendere cosa stesse succedendo là dentro: i due piccioncini che erano intenti baciarsi e strusciarsi.
Jean aveva già portato la mano nei pantaloni, desideroso di godere anche lui della vista di ciò che stava accadendo nell’altro palazzo, con lo sguardo che si spostava tra le lenti, che comunque lo facevano sentire più vicino, e lo schermo del telefono. Fu a quel punto che la sua mano si fermò, quasi paralizzata: lo sguardo di Pascal si era rivolto dritto in camera e gli era persino sembrato che un sorriso facesse capolino sulle sue labbra; poi aveva fatto girare la donna e le aveva tolto la maglietta, ma l’aveva gettata sullo specchio, facendola impigliare alla cornice, coprendo le immagini; come se non bastasse, subito dopo era andato ad abbassare la tapparella, lanciando uno sguardo al balcone dov’era appostato, anche se non avrebbe potuto vederlo distintamente.
Jean spense lo schermo del telefono e appoggiò il binocolo sul tavolo: quel poliziotto lo stava prendendo in giro, era chiaro. E questo non poteva sopportarlo, soprattutto dopo che lui gli aveva servito Amelie su un piatto d’argento.

continua…

54 commenti

      1. Spero che un fatto di sangue ce lo metterai. Ho visto dal vivo e nella realtà alcuni “risultati” di strangolamenti o uso di coltelli (anche di martelli). Lo vorrei pure qui. Ma è mio personalissimo desiderio 😀

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