Pas encore #22

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Pascal invitò Amelie a stare da lui a partire dalla sera stessa: lei si preparò una piccola borsa con qualche vestito e il cambio della biancheria; portò con sé anche le poche cose che le sarebbero potute servire, come il portatile e i caricabatterie.
La accompagnò a casa propria, ma quando fu il momento di scendere, le passò le chiavi, dicendole che sarebbe passato alla stazione di polizia per gli incartamenti necessari per la denuncia che intendeva sporgere, spiegando al suo superiore della situazione.
La realtà fu ben diversa da quella che le aveva raccontato: Pascal era tornato al residence, in attesa che un inquilino uscisse e, quando ciò accadde, si infilò nel palazzo, salì al quinto piano con l’ascensore e bussò con insistenza alla porta di Jean Dominic de Lassalveaut. Quando l’uomo aprì, rimase a bocca aperta nel trovarselo di fronte.
Pascal gli disse che doveva parlargli e questi si scansò per farlo entrare: una volta dentro, non gli ci volle molto per capire che aveva già iniziato a radunare un po’ delle sue cose e stava per lasciare l’appartamento, ma questo non gli era sembrato sufficiente, non bastava.
Gli spiegò chiaramente che, se avesse voluto, avrebbe trovato le prove per incastrarlo: un’impronta digitale, un seriale che portava a un pagamento con la carta di credito o qualsiasi altra cosa. E poi c’era la testimonianza di Amelie.
Per ogni singola parola che Pascal pronunciava, il volto di Jean Dominic sbiancava sensibilmente, così, alla fine, gli propose un accordo: se avesse voluto evitare il carcere, cosa impossibile se la denuncia fosse stata portata avanti, lui avrebbe dovuto sparire dalla vita di Amelie, dimenticarne l’esistenza e, ovviamente, lasciare quel posto e trovarsi un altro posto dove vivere.
Jean ascoltava inebetito le parole del poliziotto, annuendo ai punti citati.
A quel punto Pascal si fece dare lo smartphone e le credenziali per accedere all’archivio delle registrazioni: ne scorse brevemente alcune, ma si soffermò a quella della sera in cui la donna era stata drogata; si vedeva Jean masturbarsi davanti al corpo disteso di Amelie e questo lo fece uscire dai gangheri. Iniziò a sbraitare che gli faceva schifo, che era un lurido pervertito impotente e che l’accordo saltava e sarebbe stato denunciato e avrebbe scontato parecchi mesi dietro le sbarre.
Jean arretrò davanti alla furia del poliziotto e fu a quel punto che la sua mano si strinse attorno al manico di uno dei coltelli che c’erano nel ceppo sul piano della cucina: il colpo raggiunse Pascal all’altezza della milza e la sua espressione passò dall’ira scomposta alla sorpresa in una frazione di secondo.
Jean Dominic de Lassalveaut lasciò la presa, aggirò l’agente che era crollato in ginocchio e, con la mano ancora insanguinata, fuggì dalla propria dimora.
Pascal riuscì a stento prendere il telefono e comporre il numero delle emergenze, prima di svenire nella pozza di sangue si allargava sotto al suo corpo disteso sul pavimento.

continua…

102 commenti

  1. Che colpo di scena inaspettato! Jean guardone, Jean pervertito era palese ma che arrivasse a commettere un tentato omicidio, caspita! Questa non me l’aspettavo proprio, 😮. Certo che con questo gesto si è davvero messo in un bel guaio: ma non è che adesso, per completare l’opera, andrà a fare lo stesso con Amelie? Si sa che un uomo rifiutato, a volte, può diventare molto pericoloso.

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      1. Faccio un’ipotesi (occhio che mò la mia fantasia parte a briglie sciolte, 😁) di quello che, secondo me, potrebbe succedere: dunque… Jean, ricercato da polizia e compagnia bella capisce che restare in zona sta diventando pericolosissimo. Decide quindi di nascondersi in una clinica privata dove, dopo avergli fatto qualche ritocchino, diventa il sosia di Elvis Presley (ecco perché tutto dicono di vederlo vivo, ma mica è quello originale, è Jean che viene scambiato per il famoso cantante), si fa fare il famoso ciuffo e gira per l’Europa suonando la chitarra. Inizia a guadagnare un botto di soldi ma qualcosa dentro di lui non lo soddisfa: così smette i panni di Elvis e decide di stravolgere totalmente la sua vita. Va in Tibet, si fa rasare i capelli a zero, diventa un monaco buddista e da quel giorno inizia per lui una vita di assoluta meditazione e preghiera. Ma non è finita mica qui: malgrado ora sembri una persona totalmente diversa non sa che in Tibet incontrerà proprio Amelie e Pascal che sono andati a festeggiare il loro 10 anniversario di matrimonio. A questo punto gli riesce fuori tutta la sua vena criminale e, dopo aver abbandonato, la tonaca da buddista, inizia a seguire i due durante tutto il loro viaggio. E segui oggi, segui domani, Jean alla fine viene riconosciuto da Pascal che non ha mai dimenticato la sua voce, viene rimpatriato, arrestato, condannato e finisce per passare tutti i suoi giorni a fare le pulizie nel carcere dove sconterà la sua condanna a vita. 😁

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      1. Intendevo per un racconto sul blog: non smorzare le parole, questo no. Ma le immagini scattate in quelle occasioni. Ci sarebbe da valutare l’utilizzo di quelle meno crude e, soprattutto, dove non appaiano le fattezze delle vittime (scelta dovuta e di rispetto)

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