Alyn Llen #2

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La madre andò più volte per far visita alla figlia, ma oltre a consegnare al prozio qualche veste nuova per la ragazza, non riuscì mai a vederla: Alyn Llen, infatti, era stata confinata nello scantinato, alla cui botola era stato messo un catenaccio e, oltre al pasto che le veniva servito, le uniche visite che riceveva erano quelle di Oladjus dopo il tramonto… e non certo per insegnarle nuove nozioni. Fu così che la ragazza rimase gravida.
I mesi trascorsero e Alyn Llen, nella condizione di prigionia in cui si trovava, era deperita e malaticcia, e per questo motivo il tempo del parto per figlio che portava in grembo arrivò in anticipo e, nonostante gli sforzi del prozio cerusico, non ci fu nulla da fare per farlo sopravvivere.
Qualche decade dopo, quando ormai la tristezza e la paura erano gli unici compagni della ragazza, il vecchio Oladjus andò di nuovo a trovarla, ma il caso, o qualche divinità misericordiosa, vollero che nello scendere i gradini, la lunga tunica dell’uomo si impigliasse in uno dei pioli della scala e questo lo fece ruzzolare giù, finendo per rompersi una gamba: Alyn, ignorando le grida di dolore del prozio, ne scavalcò il corpo e uscì dallo scantinato, da cui aveva messo fuori i piedi solo di quando in quando per una strigliata o per estirpare pidocchi e piattole.
Per prima cosa tolse la scala e chiuse la botola col catenaccio, poi si mise a rovistare per la casa: trovò una delle vesti che la madre le aveva confezionato, che le risultò ampia, visto quanto s’era smagrita, ma almeno era pulita e la indossò; passò quindi in rassegna ogni cassetto e anta delle credenze in cerca di chissà cosa, ma trovò quasi per caso la pietra sotto la quale l’uomo nascondeva le monete.
Erano un bel gruzzolo e avrebbe potuto fuggire, ma dove andare?
Tornare a casa sarebbe stato il più stupido degli errori: nonostante il bene che le voleva la madre, suo padre avrebbe scoperto cos’era capitato al prozio e l’avrebbe accusata di aver cercato di ammazzarlo, sempre che il vecchio non fosse già crepato; andarsene in giro per una ragazza come lei, poi, era altrettanto pericoloso, perciò le venne l’idea della zia di Dratas, da cui era stata qualche volta molti anni prima, ma che ricordava con affetto.
Prima dell’alba, perciò, si recò al porto di Batian e si pagò il viaggio fino alla città sulla sponda opposta del Bereyis; con qualche specchio* in più, inoltre, ottenne che il capitano non le facesse altre domande e così, appena Diesef sorse, la nave salpò e Alyn lascò il borgo in cui era nata e cresciuta.

*moneta d’argento con un lato senza effigi e che risulta riflettente

continua…


In copertina: Madame De Fer by GerryArthur (DeviantArt)

58 commenti

    1. Ciao Nadia, grazie!
      Può essere che la cronaca mi abbia influenzato e io cerco sempre di rendere verosimili certe storie, altrimenti il lettore non si appassionerebbe (almeno dal mio punto di vista) e non gli interesserebbe troppo sapere gli sviluppi. Ora credo che ad Alyn Llen non può che andar meglio! 😉

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      1. Tutto quello che scriviamo, in qualche modo, colpisce la nostra realtà.
        Non so se debbano o no essere scritte; perché è importante far comprendere alle ragazze che esistono anche certe realtà e che devono combattere per fare in modo che non esistano più, ma allo stesso tempo mostriamo quanto l’uomo, ancora oggi, non sia stato in grado di imparare nulla dal passato e ciò è una sconfitta enorme per l’umanità, oltre ad essere vergognoso per chi ancora oggi porta avanti questo “credo” e atroce per ogni donna che ha vissuto o vive tutto ciò. Posso solo dire che a me non fa un buon effetto leggere di queste storie.

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      2. Io credo che ogni volta che qualcosa fa un effetto è un successo, perché rafforza il nostro punto di vista: pensa se, leggendo, qualcuno non provasse né caldo né freddo…

        E comunque, poiché è impensabile che le brutture della mente possano essere debellate, meglio conoscere e sapere come affrontare, che far finta che non esistano!

        O almeno questo è il mio modestissimo pensiero.

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  1. Oh. “rimase gravida” ha un che di zoologico che mi ha fatto rialzare dallo schermo, ma capisco che nel contesto ci possa stare come espressione… Certo che come inizio per la povera Alyn è pessimo, il futuro è nelle tue mani -speriamo bene 🙂 Ma la carogna lì le avrà insegnato almeno qualcosina o no? Perché poi ogni volta che le capiterà di usare ciò che ha imparato le tornerà in mente lui -schifoso.
    Comunque la scrittura mi piace, accompagna bene la storia. La storia… beh è troppo presto, vedremo 🙂

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    1. Ti ringrazio: a volte uso espressioni forti proprio per accentuare l’intento sprezzante di quel che sta accadendo e “condannare” il comportamento.
      Alyn è una donna forte: questa parte di background della sua vita è stata scritta dopo che ne ho parlato nel romanzo, quindi sapevo già bene dove sarebbe arrivata e cosa avrebbe fatto da lì a qualche annetto (spoiler del fatto che è viva, ma credo non sia una gran rivelazione).
      Anche qui, in settimana, si chiude il racconto…

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