Pas encore – capolinea

Eccoci qui, alla fine di un racconto (se te lo sei perso, comincia da QUI) che ci ha fatto compagnia (spero) per quasi due mesi: allora, dimmi, cosa ne pensi?

Approfitto per sottolineare un po’ di cosette anch’io: la prima è che si tratta di un racconto sperimentale, in cui non ho usato un solo discorso diretto, se non per parole finali che danno anche il titolo all’intera narrazione. Per me, che sono abituato a fare un uso abbondante di dialoghi tra i personaggi è stata una vera e propria sfida e non ero certo che avrebbe funzionato.
L’ambientazione, Marsiglia, è una città che ho cercato di studiare da fuori, prendendo informazioni, guardando immagini, spulciando mappe… Forse, per chi c’è stato, risulta del tutto estranea, ma spero di non aver sbagliato così grossolanamente il tiro, tuttavia aspetto le tue considerazioni ed eventuali puntualizzazioni per un futuro editing del testo per migliorare passaggi inverosimili o altre informazioni poco adese alla realtà.

Parlando, invece, dei nomi dei personaggi la base di partenza è che volevo che fossero del tutto inventati e ho fatto varie ricerche online per capire se potevano portare a un riscontro, sempre con esito negativo.
Per i nomi propri, mi sono affidato a quelli più comuni in circolazione, o, in ogni caso, a una scelta di puro gradimento.
Per i cognomi, invece, ci ho dato dentro con la fantasia:
De Lassalveaut (che si legge de Lasalvöt) è una francesizzazione del brindisi dialettale “a lasalvöt” (a lasciarlo vuoto, ndr) e ho deciso di tenerlo buono anche se non si addiceva particolarmente al personaggio, ma serviva a denotare una problematica, anche se non si trattava di alcolismo nella fattispecie;
Martinzal, il cognome della bella Amelie, è derivato dalla fusione di Martin, che nelle sue varianti è diffusissimo in tutta la Francia, e Zal, qualcosa di esotico, che ricordasse sia il sole, sia il sale e quindi la solarità mediterranea con un pizzico di esotismo.
Merlagrand, infine, sarebbe “Il grande mare”, ma con la pronuncia che lo fa sembrare… beh, non credo ci sia bisogno di dirlo, ma che si ricollega a un’idea di mediterraneità “invertita” (ho volutamente scento di “storpiare” Lagrandmer, ndr) per dare l’idea di un personaggio solitario e anche ambiguo, sotto molti aspetti.

Bene: credo di aver detto parecchio, ma forse c’è qualche altra curiosità che ti frulla per la testa, perciò fammi pure sapere e, se la domanda ha una spiegazione, ti farò sapere!

59 commenti

    1. Ti ringrazio tantissimo: mi fa piacere proporre cose nuove e allettanti, anche se in effetti io ci sono troppo dentro per essere obiettivo.
      Magari in futuro riprenderò la narrazione da dove l’ho lasciata e chissà… scopriremo altro su questo terzetto di personaggi! 😉

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  1. che ti devo dire, l ‘ho letto con interesse e curiosità e mi è piaciuto, anche se il finale lo avrei preferito diverso e forse maggiormente ricco dei pensieri dei personaggi…Il tuo modo di raccontare è molto interessante :il cambiare il punto di vista quasi ad ogni puntata.. beh tiene in movimento la mia parte cerebrale, può risultare spiazzante, ma va bene!
    buona giornata Alessandro

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    1. Grazie per il riscontro Nadia!
      Sì, quello di variare il punto di vista è ormai un sistema narrativo (che sia in prima persona o meno) che mi piace e ho fatto mio: certo, non sempre è funzionale e non sempre lo uso, ma mi permette di dare più profondità e sfaccettature alla storia.
      Di sicuro, leggendo il testo tutto insieme, l’effetto è diverso e più coinvolgente, ma se lo facessi sul blog, non credo che sarebbero in molti a sorbirsi un simile fiume di parole.

      Buona giornata a te, Nadia! 🙂

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      1. C’era, è stato abbattuto nel 1980 (leggo su wikipedia), sarà stato fagocitato dalle tribune, come ad Ascoli Piceno, dove per contro non so se sia mai stata ambientata una storia noir, ma in compenso Manganelli scrisse un articolo intitolato “Esiste Ascoli Piceno?). Questo commento è andato alla deriva.

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  2. Io non mi intendo molto di narrativa, se non lo avessi precisato tu non avrei notato la storia del discorso diretto o indiretto, però so che questo racconto mi è piaciuto molto e sono riuscita a seguirlo bene, anche da una puntata all’altra mi ricordavo tutto quello che era successo. Forse dipende dal nuovo metodo narrativo, non lo so. Ma per chi scrive è più facile o più difficile raccontare attraverso dialoghi diretti? Lo chiedo per mia curiosità.
    Solo una cosa: forse dipende da me che vedo il cinema dappertutto, ma il nome di Amelie mi ha ricondotto al film, per cui continuavo a “vedere” la protagonista con i tratti fisici dell’attrice. Forse sarebbe stato meglio un nome più anonimo. 🙂

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    1. Ci sono autori che fanno dialoghi realistici e altri che sembrano usciti da un qualche antro lontano dal tempo, con un modo di parlare di secoli fa… sempre che siano esistiti similo dialoghi artefatti. E comunque, anche se contestualizzati, si vede da lontano il poco realismo e l’interazione dell’autore col lettore, più che il parlare tra i personaggi.
      Io credo di cavarmela coi dialogo (diretti) e non usarli è stato molto difficile, perché ho dovuto ovviare in altri modi per descrivere il carattere dei personaggi (il discorso diretto e le parole usate connotano molto… almeno dal mio punto di vista).

      Sul nome, sì, forse ti ha distratta, ma credo che a usarne uno diverso, altri l’avrebbero associato a un personaggio di un film/libro/serie TV e quindi non sarebbe cambiato granché

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  3. Che dire del tuo racconto se non… STUPENDO, 👍👍👍! Ho trovato il racconto davvero molto scorrevole e piacevole da leggere: la sfida di averlo scritto tutto usando i discorsi indiretti direi che è stata ampiamente vinta, 👏👏👏. Curiosità personale: ci sarà anche un sequel, 😉?

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    1. Grazie mille, Ele: era un’idea che mi è venuta nel corso del primo brano e ho cercato di tenerla ben salda fino alla fine, anche se la tentazione di inserirci qualche scambio era sempre tanta. Poi, col titolo, ho risolto… alla fine della storia.

      Per il sequel, ci ragionerò: inizialmente non era previsto, ma perché no? Ci può stare, se trovo una bella idea per far interagire ancora i personaggi… 🙂

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      1. Direi che, al contrario di Oscar Wilde, tu sia riuscito perfettamente a resistere alle tentazioni, 😉. Wow, sarebbe davvero mitico poter leggere un sequel, 🤩. Magari un’idea di partenza (te la butto lì, 😉) potrebbe essere quella di Amelie che, a causa della delusione subita con Pascal, decide di fare un giro del mondo nel tentativo di dimenticarlo.

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      2. Bella idea, 👍. E magari lì scopre che Pascal ha un gemello tale e quale a lui e invece di dimenticare l’ex si mette insieme con l’altro. Iniziano una storia e quando l’attuale fidanzato, all’oscuro che Amelie, avesse avuto una storia con Pascal, le presenta il fratello che ha invitato proprio per questa occasione, i due si rincontrano ed iniziano una storia clandestina alle sue spalle. Ma la storia clandestina non dura a lungo perché i due vengono scoperti e siccome l’attuale fidanzato è un po’ del genere “bad boy” sfida il fratello ad una roulette russa.

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  4. come lavoro se per te era un po’ una novità, direi che è andato molto bene, hai reso tutta la storia praticamente vera dall’inizio alla fine. Riguardo Marsiglia, è una città che non conosco di persona, quindi non potrei aiutarti nella ricostruzione del paesaggio, posso solo immaginare che tu abbia fatto un buon lavoro anche in questo senso….👍

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  5. ecco, venuto bene alla fine (fine, parliamone, c’è da riempire nuove pagine qui!). mettersi dei vincoli aiuta, secondo me, anche se fa faticare un po’. altra tacca barone rosso! 😀 ah, come ho scritto di là, mi è piaciuto molto, bravo! 🙂

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  6. Solo leggendolo ora mi rendo conto che non c’erano dialoghi!!! Eppure le scene si svolgevano nella mia testa con estrema chiarezza!!! Bravo Ale!!!! Sorprendente!!!
    Il finale mi ha lasciato una sensazione di inconcluso… chissà se proseguirà tra qualche tempo!!! ✨

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