Cadere #2

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Il bicchiere l’ho lasciato sul tavolo, ma non mi serve: porto la bottiglia alle labbra e getto all’indietro la testa, riempiendomi la bocca di liquido che brucia come il fuoco, ma con quel retrogusto di vita migliore, quello che cerco ormai sempre più spesso dentro quel pezzo di vetro dozzinale. È là che sto meglio. E non mi sento più la nullità che mi appiccica addosso lo sguardo della gente che mi fissa durante il giorno.
Non sono perfetto, e allora? Non si può essere un diverso? Ma poi, diverso da cosa?
Forse sono proprio il fallito che gli altri vedono in me, ma semplicemente non riesco a rendermene conto.
Un altro lungo sorso giù per la gola e i pensieri si mischiano alle stelle che si agitano vorticose davanti alle palpebre socchiuse.
Forse ha ragione lei a lasciarmi perdere: però merito almeno che me lo si dica in faccia, no?
Tra stronzi ce lo dovremmo, almeno quello!
Il whisky mi fa sentire più leggero e la tentazione di sedermi sul parapetto è grande, ma sono certo che cadrei, che mi spaccherei le gambe, senza però lasciarci le penne: no, se devo restarci secco, devo farlo con cognizione di causa. Non mi va certo di passare il resto della vita zoppo o paralizzato: già così fa schifo, figuriamoci in quella maniera.

continua…

64 commenti

  1. Wow… iol racconto si fa sempre più interessante, Ale, complimenti! Mi sbaglierò sicramente, ma, per quel poco che ne so, mi sembra di trovarci un po’ di quell’atmosfera che caratterizzava gli scritti della generazione Beat (Ferlinghetti, Kerouac etc…). Buona giornata! 🙂

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    1. Ciao Luca, grazie mille per i complimenti!
      In realtà non conosco granché di quella letteratura a cui fai riferimento (non credo di aver mai letto nulla di significativo) ma voleva essere un po’ un racconto che potesse testimoniare il malessere che provano in tanti in questo periodo storico… e se ci riuscirò, alla fine, allora sarò soddisfatto! 😉

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      1. Da quello che ho letto finora, direi che ci sei riuscito benissimo, Ale! In confidenza, neanch’io conosco molto di quella letteratura, ho letto solo un po’ di poesie di… neanche mi ricordo più di chi, Kerouac, forse. 🙂

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    1. A volte mi vengono in mente delle idee e dei possibili protagonisti. E il gioco è fatto… almeno all’inizio, poi c’è da fare qualcosa di sensato e non è sempre banale!

      PS: Non so se non ho mai ambientato alcun racconto in questo nostro specifico periodo per scelta conscia o inconscia… o perché per me, sotto molti aspetti, non risulta così diverso dalla normalità.

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