Cadere #3

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La bottiglia è riversa al mio fianco e con le mani mi tengo la fronte: la testa mi pulsa, la vista s’annebbia e un conato di vomito si affaccia alla gola, col suo carico di acidità che mi gratta come se avessi mandato giù una manciata di sabbia, di quella su cui i gatti randagi hanno appena pisciato.
Al solo pensiero il reflusso si fa più intenso e non riesco a tenerlo giù.
Non provo nemmeno a correre verso il cesso: ci vorrebbe troppo tempo e, in fondo, non ne ho nemmeno voglia; domani mattina mi toccherà pure lavare i jeans e pulire il balcone del mio stesso schifo.
Mi vien da ridere al pensiero di quel che ho butto giù per poi rigettarlo in pochi istanti, assieme alle polpette che mi ha portato mia madre l’altro giorno. Ormai anche lei si fa vedere il meno possibile e se mi vedesse ora, distoglierebbe lo sguardo da quel perdente che ha messo al mondo.
Mi alzo a fatica e al primo passo già barcollo: il piede slitta sul liquido rigurgitato e finisco a gambe all’aria, battendo la testa sulle mattonelle del pavimento di finto cotto.
Probabilmente morirò così, nel mio stesso vomito.

continua…

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