Cadere #4

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Quando riapro gli occhi, una nuova fitta di dolore mi si insinua nel cervello… o almeno in ciò che ne resta: una luce bianca mi abbaglia e trafigge ogni mio senso attraverso le orbite e io faccio per portare la mano a schermare la vista, ma qualcosa o qualcuno me la trattiene: riesco appena a girare la testa e la vedo, seduta accanto a me in questa stanza che non riconosco.
Dove sono? E che ci fa lei qui?
Solo ora mi rendo conto che non riesco a parlare e che c’è un tubo che mi esce dalla bocca.
Lei si accorge che sono desto e mi sorride, stancamente, ma con una dolcezza che mi fa sanguinare il cuore.
«Sta’ tranquillo: ora va tutto bene.» la sua voce carezzevole mi sferza e mi fa ancor più male tanto da farmi salire le lacrime agli occhi.
Cos’è successo? Come ci sono finito in questa situazione? È proprio questa la mia vita?
Non la riconosco più, non ci capisco più niente, eppure mi faccio ancora delle domande come se fossi davvero vivo, come se potessi dare una passata di spugna per ricominciare davvero. Ma è solo una pia illusione.
Riabbasso le palpebre e la cosa mi fa ancora più male, perché la sento stringermi le dita prima di lasciarle e soffocare un singhiozzo: la sedia striscia sul pavimento e i suoi passi vanno verso la porta.
La sento parlottare con un’altra persona, ma non ho né la forza, né la volontà di guardare verso quel rettangolo e così cerco di captare tutti i suoni, che però si fanno attutiti e distanti, forse più da quello che mi circola nelle vene che dallo spazio che ci distanzia.
Fa lo stesso, si fottano lei e mia madre, che tanto non mi ha mai voluto davvero e forse è qui solo per assicurarsi che non ne esca più, mettendola in ridicolo davanti a qualcuna delle sue amiche del circolo del bridge!

continua…

69 commenti

  1. E qui si arriva ad un punto importante: se alla fine del brano precedente abbiamo parlato di alcolismo, questa volta ti ringrazio davvero: perché il tuo racconto evidenzia qualcosa che in genere da fuori pochi vedono: molto spesso la famiglia o comunque le persone coinvolte affettivamente si ritrovano in un tunnel altrettanto terribile.
    Chapeau Alessandro.

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