La Torre #3

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Giunse anche un principe, uno di quelli che si fingono raminghi, perché la loro condizione glielo consente, ma che non sanno nemmeno lontanamente cosa voglia dire esserlo davvero. Arlette lo vide un mattino, scortato da alcuni cavalieri, e subito rimase attratta dalla sua bellezza, dal fascino della nobiltà di schiatta che traspariva dalle sue vesti e dal suo portamento elegante.
Appena vide la donna, il principe scese da cavallo e le andò incontro; la scortò fino a un punto ombreggiato, dove alcuni servitori, giunti alle spalle del primo drappello, allestirono un tavolo dove posarono vivande e bevande.
Arlette gli raccontò la propria storia e il principe, nel frattempo, non staccò mai gli occhi dalla Torre circolare che si ergeva ancora tra i ruderi poco distanti. E quando gli raccontò del modo di sfuggire alla maledizione, conscio che la salvezza di quella fanciulla gli avrebbe reso onore e fama, chiamò uno dei servitori: “Ebbene, so che mi sei fedele e che da alcuni lustri sei al mio seguito, nella servitù. Dimmi: saresti felice se ti svincolassi dal tuo obbligo e ti rendessi un uomo libero? Ma che dico? Il signore di una torre?” l’uomo strabuzzò gli occhi e sbatté più volte le palpebre “Ebbene, hai ben udito le mie parole: ti farò signore e padrone di questo luogo se mi offrirai un ultimo servigio. Dovrai solamente entrare e dichiarare che prenderai il posto di madamigella Arlette nella cura e custodia del posto. Accetti, dunque?”
Tra i sorrisini dei cavalieri, l’espressione seriosa sul volto del principe e il fiato trattenuto dalla raminga, l’uomo avanzò verso la Torre: era quasi il momento del tramonto e Arlette avvertiva i primi lievi dolori al petto.
Il sole svanì oltre l’orizzonte e nulla si era udito fino a quel momento dall’interno della costruzione, ma dopo pochi istanti, un brontolio profondo riempì l’aria e, mentre Arlette correva svelta verso la propria dimora, il principe e i cavalieri le facevano ala con le loro luccicanti armature e gli scudi decorati dal nobili e altisonanti stemmi; tuttavia quelle protezioni non bastarono a salvarli dal feroce attacco del coguaro dal manto grigio, che col favore dell’oscurità li colse di sorpresa e fece dei loro corpi brandelli sanguinolenti.
Il grosso felino raggiunse la donna all’interno della Torre e la vide osservare quanto restava del servitore del principe “Non era sinceramente disposto a prendere il tuo posto, l’ho inteso subito. E anche lui l’ha compreso, ma era troppo tardi per tornare indietro.”

Arlette, ormai, era rassegnata a vivere la propria esistenza sola e confinata a pochi passi dal mondo che ardeva rivedere, ma aveva altresì compreso che chiunque le si avvicinava, lo faceva per un secondo fine, ovvero era interessato alla Torre e ai suoi magici segreti.
In fin dei conti, però, quel luogo le offriva quel che serviva per vivere, aveva la compagnia di un guardiano protettore che la teneva al sicuro e lì, infine, sapeva dove ripararsi nelle notti fredde e nei giorni piovosi.
La raminga che era in lei, tuttavia, aveva ancora un filo di voce e con quel flebile suono si faceva sovente sentire, istigandola a visitare la vicina città, o dirigervi verso i monti, ma la maledizione che l’affliggeva non glielo consentiva, perciò sapeva che era necessario trovare il modo di spezzare il giogo che la opprimeva in modo definitivo, oppure sarebbe stata costretta a starsene nei paraggi della sua dimora fino alla fine dei suoi giorni.
Talvolta era persino tentata di far sì che questo accadesse, che la sua stessa morte giungesse tra le fauci del coguaro dal manto bigio, che la fiera la azzannasse alla gola; alla fin fine, però, non aveva mai perso del tutto la speranza e credeva ancora che qualcosa potesse cambiare.
E forse è ciò che accadde davvero.

continua…


In copertina: A Lone Song by rodmendez (DeviantArt)

66 commenti

      1. E ora invece sembra interessato alla Torre, da cui vorrebbe ricavare un locale per ospitare lussuosi ricevimenti, ma ci sarebbe bisogno di ristrutturazioni vietate dalla Sovrintendenza, di cambio di destinazione d’uso, di un’uscita autostradale e anche di sbancare centinaia di metri quadrati di bosco per un megaparcheggio, insomma il coguaro simboleggia la Burocrazia.

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    1. Tu sei un nobile d’altri tempi, non quelli che si trovano nelle moderne favolette! 😛

      Detto ciò, non c’erano i permessi per un’altra torre nei dintorni e il PGT non prevedeva che l’area fosse edificabile, specie con un’oasi floro-faunistica nei dintorni! 🤣🤣🤣

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      1. Ci stavo pensando iniziando dalle comunali romane, anche per liberarmi da chi nelle fila di “Silvio”, dalla Sicilia, mi chiese di presentarmi come consigliere in Campidoglio (!!!).
        Giammai confondermi con borghesia, industriali e roba simile 😁

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